Directa Jabalì 8c · Siurana, Spagna
Directa Jabalì
Un mese su un unico tiro al limite, e quello che resta quando il dito decide per te.

GIORNO 6 sul tiro - 29 Novembre
Una giornata partita male, anzi direi andata male..! Se non fosse che nel primo pomeriggio, dopo essermi incupita nel mio silenzio e in pensieri più grandi di me, sono riuscita a confrontarmi e a sbloccare quei freni che fino a quel momento, oggi, non mi lasciavano respirare, e di conseguenza scalare, in modo normale.
Per riuscire anche solo a muovermi su queste difficoltà, ho bisogno che tutto sia perfettamente allineato nel mio corpo, e questo significa fondamentalmente, nella mia testa. Direttamente dalla testa parte la mia capacità di respirare, di stringere il core, gli addominali, senza aggrovigliarmi lo stomaco; e questo significa poi muovermi bene. Se qualcosa s’inceppa, non avviene la trasmissione di intenti e potenza dalla testa al corpo.
Oggi mi sono svegliata con la pressione addosso, perché è tornato Stefano a farmi sicura, il mio assicuratore preferito, e proprio perché è prezioso, non posso permettermi di sprecare il tempo con lui. Mi sono svegliata pensando: devo ricominciare a progredire ogni giorno un pochino.
Poi ho sentito la pressione di dover riuscire in questo obiettivo perché comunque ho dei “doveri” professionali da adempiere, non in modo esplicito e definito, ma ogni tot tempo devono arrivare delle notizie o pubbliche o di prestazione su cosa sto facendo. E siccome sono in un momento in cui ho bisogno di esprimermi in concreto, voglio farlo con i fatti.
Infine, so di aver scelto un obiettivo decisamente al mio limite, ma non voglio rinunciarci alle prime difficoltà, perché lo sapevo in partenza che ci sarebbero state.
Riflettendo su tutti questi aspetti, ho capito che ogni singolo obiettivo del mio percorso è parte di un percorso più lungo, di un processo continuo. Mi aiuta pensare che, anche se tra due settimane non avrò aggiunto questo tiro al mio curriculum, sto imparando comunque tantissimo. Ho imparato che posso sprigionare molta più potenza di quel che credevo, se tutto è allineato nel modo giusto. Ho imparato che sono capace di isolarmi da tutto e tutti, a comando e non per causa di forze maggiori. Questi due aspetti sono importantissimi per la mia vita da alpinista e sono forse la sensazione che ricerco nel pensare al mio prossimo obiettivo, nel sognare una montagna remota, o una via mitica.
GIORNO 13 sul tiro - 9 Dicembre
Dopo aver scavato nei meandri della mia motivazione ed essermi decisa a continuare con questo progetto, con una visione un po’ più lungo a termine, ovvero scalare ancora gli ultimi tre giorni che mi rimangono a disposizione ora, rientrare a casa ad allenarmi per un mese e cercare di tornare qui una decina di giorni verso i primi di febbraio… Proprio oggi, alla terz’ultima sessione di scalata lavorata sul tiro, la puleggia dell'anulare destro è saltata.
Stavo riprovando il primo blocco, mi sono concentrata mentalmente sul dover tenermi dentro col massimo della mia forza con la mano destra.. È la mano sinistra che deve stritolare la tacca brutta e che il 95% delle volte mi scivola fuori perché la tacca è brutta e umida, ma è grazie al tenermi dentro con quest’altro buco/verticale buono di mano destra, che riesco a fare questi tre passetti con i piedi e alzarmi alla tacca dopo. Devo stringere al massimo le due prese, bloccare spalle e dorsali come se stessi stringendo una cosa esattamente tra le due braccia aperte, tirare in fuori il culo, guardare i tre piedi, metterli velocemente: dx sfuggente, sx buono, dx alto.. e sparare alla tacca più alta e più umida. E invece riesco appena a pensare di stritolare le due braccia che sento “POP” e istantaneamente svanisce qualsiasi forza nella mano dx. Mollo la presa, cado. So esattamente cos'è successo. Rimango appesa alla corda. Anche il mio assicuratore sa esattamente cos'è successo, ha sentito il rumore anche lui. Mi cala, senza che io abbia il coraggio di dirglielo.
Dopo aver scavato nei meandri della mia motivazione per continuare a insistere su questo progetto.. è finita. Penso solo: quanto è stato difficile continuare a motivarsi perché poi fosse il fisico a decidere da sé il da farsi.
Mi scendono due lacrime, veloci, di rabbia.. perché la presa non era di quelle rischiose per l'anulare, la prendevo a tre dita, e neanche per la puleggia. Ho già rotto la puleggia dell'anulare dell'altra mano e il tipo di presa era assolutamente molto più pericoloso.
Ero calda, al terzo giro della giornata. Non sentivo niente di strano, avevo fatto tutto bene.
Eppure è così, devo accettare quel che è successo. Non è certo la prima volta che mi infortunio, caccio via la rabbia e mi consolo col fatto che sono alla fine del mio mese in Spagna, che é dicembre e posso dimenticare la frustrazione consumando le pelli di foca sulla neve e la sbarra per le trazioni in palestra.
Sarebbe stato molto peggio una spalla, non c'è dubbio. Un dito è solo un dito, posso fare altre mille cose. Però le dita per gli scalatori sono come i piedi.
Stefano è costretto a salire il mio tiro per smontare i rinvii dalla parete. È la prima volta che lo prova. Quando rimette i piedi a terra mi dice solo “Sono fiero di te, della motivazione che ci hai messo per provare così tanto un tiro del genere”.
Mi faccio bastare questo: porto a casa la consapevolezza di potermi dedicare così a fondo ad un'unica cosa estremamente difficile per me; porto a casa la consapevolezza che riesco a metterci molta più forza di quella che credo se voglio, che trascorrere un mese su un unico tiro é solo il pretesto per confrontarsi una volta di più con i propri limiti, fisici e mentali. Che avrei potuto portare a casa una trafila di 7c e 8a in un mese, ma niente di nuovo rispetto alla conoscenza di me stessa. Torno a casa con un'altra ennesima sconfitta in tasca, eppure ho scoperto una nuova dimensione, di me e della scalata.. Che voglio interiorizzare e portare con me su progetti e pareti più grandi.
Storia successiva: K2